Regione Piemonte

Santuario della Beata Vergine delle Grazie

Ultima modifica 23 novembre 2017

Questo Santuario venne inaugurato e aperto al culto il 14 agosto 1870, a seguito di prodigiosi avvenimenti che si verificarono, particolarmente negli anni 1821-22-23, sul luogo stesso ove sorge il sacro edifizio. Nei pressi degli antichi bastioni di Villanova, si presentava, nel concavo seno di una valletta, una sorgente d’acqua viva; e coloro che, travagliati da malattie, bevevano con fede di quell’acqua, invocando l’aiuto della Beata Vergine, ne erano tosto guariti. Secondo la tradizione popolare, nello stesso luogo, una pia giovinetta di nome Maria Bai, che usava condurre al pascolo il bestiame, giunti sul posto, si prostrava in preghiera e alternava fervide orazioni col lavoro delle sue mani. Durante quel tempo, essa venne più volte rallegrata da apparizioni della Madonna, che espresse il desiderio che venisse eretta una cappella, nei pressi della fontana.
Costruito in seguito un Pilone, o Cappelletta, che esiste ancora oggi, uno straordinario numero di gente, accorse a visitare il luogo, scelto dalla Madonna, per dispensare più largamente le sue grazie. Le molte guarigioni e grazie ricevute, bevendo con fede l’acqua della fonte, non tardarono a divulgarsi nei paesi vicini. E bello e commovente spettacolo fu il vedere, per anni intieri, ogni giorno, uno straordinario concorso di pellegrini, per visitare il luogo miracoloso, tanto che, gli alberghi, i caffè, le case, erano piene di forestieri, in modo da non poter contenere le persone accorse ad implorare le grazie della Madonna.  

Si sentì quindi vivissimo il desiderio di edificare un Santuario, da dedicarsi alla Beata Vergine. L’onore di innalzare il tempio desiderato, era riservato al pio sacerdote Don Luigi Crovella. Erano tempi calamitosi, anche per il succedersi delle fazioni locali dell’amministrazione del Comune. E tante erano le difficoltà che si presentavano a questa erezione, che anche i più zelanti, a cui veniva comunicato il suo pensiero, confermavano di sentirsi venir meno all’attuazione del suo desiderio. Ma Don Crovella perseverava, e forte dell’ascendente sulla popolazione, insisteva per tradurre in realtà le fervide speranze.

Intanto nobilitava la sua missione con un sacerdozio esemplare, porgendo continuo esempio di edificante pietà e di studio della scienza di Dio. E preparava così le vie « vigilando, orando, stando in fede, operando virilmente, e tutto facendo in carità». I veri uomini che hanno costruito qualcosa destinato a durare più della giornata della loro vita, hanno sempre avuto una visione trascendentale del mondo, appunto perché hanno giudicato con occhio che andava al di là del momento. Su progetto dell’architetto Talucchi di Torino, gettava le fondamenta del Santuario nel 1866, e quattro anni dopo, cioè il 14 agosto 1870, veniva aperto al culto da Sua Ecc. Mons. Savio, Vescovo di Asti, tra l’immensa folla accorsa a propiziare nuove grazie, nel tempio, dalla pietà dei villanovesi, inaugurato ad onore di Maria Vergine.
Don Crovella che, della sua vita fece un apostolato per il Santuario che illustra Villanova, ne esultava. Lo specchiato suo disinteresse, la severità della sua esistenza, hanno intessuto intorno al suo nome, fama d’uomo giusto, che ha onorato in vita il paese nativo, e continua ad esercitare sulle anime, l’influsso della bontà, sorretta dalla speranza. La sua spoglia mortale, dopo oltre cinquant’anni, dal Camposanto venne trasportata nel Santuario da lui fondato, il 3 maggio 1936, presso la fonte degli antichi bastioni. Ricordare Don Crovella, è atto di squisita riconoscenza cristiana. Le popolazioni cercano ancora, commosse, questo luogo, pieno di tante care memorie, e nel tempio della Madonna, meditano compunte, con quanta fede una folla di credenti accorresse in questi fortunati contorni, ad implorare l’effusione delle divine grazie.

Tutto qui rammenta che la Chiesa non è una compagine di sassi, ma edifizio vivente, di cui Gesù Cristo è pietra angolare, e membri i fedeli, i quali, per la sua grazia, diventano come pietre vive, formate dalla fede, rassodate dalla speranza, riunite dalla carità, giusta il pensiero di S. Agostino. L’edifizio, artisticamente, rivela le forme dello stile detto dell’Impero o Neoclassico, cioè ritorno alle bellezze dell’antichità romana. Anche l’elemento decorativo, accompagna l’elemento costruttivo. Le arcate sono a tutto sesto, cioè con l’arco a semicircolo. Le decorazioni interne, rendono l’edifizio più leggiadro e spirante tutta grazia e semplicità. La bella cupola, sormontata da una statua della Madonna, pare inviti il pensiero a staccarsi dalle basse cose, e rappresenti i voti di tutti i fedeli che si elevano concordi a Dio. I due altari laterali, sono dedicati uno a S. Giuseppe, l’altro a S. Luigi Gonzaga. Molti miglioramenti vennero recentemente apportati al Santuario, dall’attuale rettore Don Carlo Torta, aiutato efficacemente dalla popolazione.

 Abbellimento importante, sono le belle invetriate a colori, disegnate a figure di Santi e di storie sacre, ripetendo all’occhio ciò che all’orecchio dicono i sacerdoti, e così, per i sensi e per l’immaginazione, giungendo al cuore e all’intelletto. Le devote funzioni, sono seguite dal popolo di Villanova, che si porta sovente al Santuario, massime alla domenica, in cui l’anima si mette più a contatto con Dio. Le sacre immagini, il bellissimo simulacro della Madonna col Bambino, i numerosi ex voti, e la tomba del fondatore del Santuario, addormentato nella speranza della risurrezione, tutto infonde una pietà austera insieme e consolante. E viene invocata da tutti, la Beata Vergine delle Grazie, perché prenda a prosperare, le nostre famiglie e le nostre campagne ,e interponga la sua mediazione presso Dio, affinché comandi alle nubi che apprestino a tempo opportuno le piogge fecondatrici; comandi al sole che, con l’attività dei suoi raggi, maturi i frutti dei nostri campi; comandi alle grandine che non portino danno ai nostri poderi, e allontani dalle nostre case e dalla nostra patria, le infermità e le discordie.

Chi fu Maria Baj?
Le ricerche attorno a questa ragazza non hanno per ora dato i frutti sperati. Nei documenti anagrafici esistenti nell'archivio comunale di Villanova finora esaminati si sono trovate alcune bambine di nome Maria Bai, oppure Baj, nate nei primi anni del 1800 o alla fine del 1700. Nessuna però avrebbe avuto 18 anni nel 1803 (anno in cui secondo la tradizione sarebbero avvenute apparizioni della Vergine alla pastorella diciottenne).

La ragazza dell'apparizione, secondo la tradizione avrebbe abitato all'angolo tra le vie per San Paolo e Francesco I. Ella si sarebbe spesso recata in pastura nella valletta della fontana, con poche mucche. Queste apparizioni non sono perciò (almeno per ora) documentate se non da tradizioni tramandate oralmente. Il fatto poi (documentato) che la devozione alla Vergine nella valletta e le grazie ottenute fossero precedenti, certamente almeno dalla fine del 1700, pone altri dubbi storici.