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Storia

Last update 23 November 2017

Origine e fondazione di Villanova
Dell’origine e fondazione di Villanova, abbiamo documenti che risalgono al tempo di Ottone III della Casa di Sassonia, regione montuosa della Germania.
Ottone III, disceso in Italia, ben accolto dai feudatari, sempre pronti a cambiar padrone, si fece incoronare Re a Pavia e a Roma Imperatore.
Nel 1001, Ottone III donava al monastero di S. Felice di Pavia, un villaggio, denominato Corveglia (Curtis vetula) con tutti i terreni circostanti. Esiste ancora oggidì la borgata con tale nome, vicinissima all’attuale Villanova d’Asti.
Le Benedettine del monastero di S. Felice di Pavia, fecero costruire in Corveglia, un monastero che dedicarono pure a S. Felice e venne occupato da religiose di quell’Ordine. Attorno al monastero, oltre 1a chiesa, erano la scuola, giardini, orti, mulino, stalle, granaio.
Nelle vicinanze, a levante e in amena pianura, protette e difese dal monastero, si raccoglievano le umili case dei contadini che vivevano e lavoravano alla dipendenza del monastero stesso. Questa località divenne presto centro di nuova vita e di cultura vasta e intensa. L’abitato, che andava così formandosi e aumentando di popolazione, fu denominato in un primo tempo, semplicemente Villanova, e in seguito Villanova della Piana.
Conviene ricordare che le fondazioni dei benedettini erano allora autonome; ogni monastero faceva da sè; l’abate (o l’abbadessa) come il feudatario, nel suo distretto, imperava sovrano sopra la sua comunità e sui terreni assegnati.
Il massimo propulsore del movimento monastico, fu San Benedetto di Norcia. I pericoli di una vita che aveva principale scopo la guerra, inducevano a cercare pace nei monasteri. A centinaia, a migliaia sorgevano, in quei tempi, i monasteri in tutta Italia, per opera dei Benedettini, ai quali la regola del fondatore faceva obbligo di lavorare sette ore al giorno, lavoro sotto tutte le forme, intellettuale e manuale, nei campi e nell’officina.
A Montecassino, in provincia di Caserta, esiste ancora la celebre abbazia fondata da S. Benedetto nel 529. L’Ordine dei Benedettini ha dato alla Chiesa, nel corso dei secoli, ventiquattro papi, duecento cardinali, milleseicento arcivescovi e moltissimi vescovi canonizzati santi. E fu un umile benedettino, Giovanni Gersenio, che scrisse il più sublime libro religioso del medio evo: Della Imitazione di Cristo, «il libro che illumina e penetra tutto il gran dramma umano, spogliandolo d’ogni ingombro di falsità e di menzogna. Giovanni Gersenio fu abate di S. Stefano in Vercelli dall’anno 1220 al 1240.
La regola monastica era, ed è ancora oggi, considerata come una garanzia di una vita più regolata e perfetta. Ma le istituzioni monastiche non furono solo ispirate dalla tendenza all’ascetismo. In una società tutta compresa di misticismo, le associazioni monastiche si assumevano pure l’incarico di varie opere, come aprire ospizi ai viandanti, erigere ospedali, creare istituti per vecchi, orfani, ecc. Tutte queste istituzioni avevano naturalmente un’impronta religiosa. Le spade dei legionari romani si erano irrugginite; occorrevano altri mezzi, altri centri di civiltà, cioè pregare, studiare, trascrivere libri, dissodare terreni e affermare esigenze superiori ai materiali interessi.

Vendita di Corveglia e Villanova al Comune di Asti
Molte città nel XII secolo, per ragioni demografiche, cioè per l’aumento della popolazione, concedevano ai contadini dei borghi di lasciare la campagna e di farsi cittadini, accasandosi in città, e li facevano esenti da ogni gravezza, accomunandoli ai diritti degli altri cittadini.
Le città erano allora governate da vescovi conti.
In quel tempo i borghigiani di Villanova diedero segno di malcontento e di ribellione per il trattamento che veniva fatto a loro riguardo, per cui il monastero dovette chiedere man forte ai signori vicini di Riva, di Chieri e di Poirino,. i quali, sotto colore di patrocinio, turbavano la giurisdizione del monastero e talora ne occupavano il territorio.
Il 24 Aprile 1210, veniva il monastero reintegrato nei suoi diritti, ma nel corso delle liti coi signori vicini, contraeva forti debiti. Trovandosi impotenti le monache a soddisfare nel tempo consentito, si decideva la vendita di Corveglia e di Villanova al Comune di Asti.
Il 25 di Ottobre 1215, si stipulava il contratto, in virtù del quale l’Abbadessa delle religiose benedettine del Monastero di S. Felice, vendeva ad Asti, Villanova e il Monastero di Corveglia con tutti i terreni circostanti, colti e incolti, gerbidi, pascoli, boschi, con tutte le coltivazioni all’atto del contratto.
Il Comune di Asti veniva così a provvedersi di un granaio sicuro e copioso, possedendo in quelle parti un vasto territorio. I villanovesi divennero così cittadini astesi, non come singoli, ma attraverso la formazione comunale. Da allora l’abitato venne denominato Villanova d’Asti.